Una manifestazione utile ma fastidiosa, per tanti

di Sergio Cararo

La manifestazione di sabato 16 giugno convocata dalla Federazione del sociale della Usb è stata quella che serviva in questa fase di insediamento del nuovo governo e non è stata quella che avrebbero desiderato la sinistra liberale.

In piazza c’erano le figure sociali e le soggettività politico/sociale che fanno concretamente il conflitto, spesso costrette a farlo da una condizione materiale ormai insopportabile. E dunque lavoratori della logistica e braccianti agricoli (in stragrande maggioranza immigrati), insieme a loro i comitati e le realtà delle periferie e dei territori in cui la precipitazione delle condizioni di vita ha aperto ferite profonde. E poi ci sono quei settori di lavoratori attestati in trincea sul fronte sulle prospettive occupazionali e della difesa dei diritti e del welfare universale in via di smantellamento – dall’Ilva all’Alitalia, dalle fabbriche al pubblico impiego ai pensionati. Le emergenze sociali, quelle vere e alle quali non potrà rispondere a costo zero, sono state messe in fila una dietro l’altra: reddito, abitazioni, difesa del territorio, abolizione legge Fornero e Jobs Act, stop allo schiavismo sul lavoro.

Almeno diecimila persone in piazza in un sabato metà giugno e in un contesto politico di grande difficoltà e con una piattaforma di classe, sono un risultato indubbiamente straordinario e inaspettato.

I contenuti e la composizione sociale della manifestazione hanno dunque colto bene la contraddizione di questa fase. Quel “prima gli sfruttati” scritto sullo striscione di apertura graficamente realizzato da Zero Calcare, indica nero su bianco il terreno su cui va costruita l’opposizione alla triade di governo (euristi, leghisti, pentastellati) ponendo al primo posto le emergenze della questione sociale che adesso pretendono risposte concrete, ma allo stesso tempo declina l’antirazzismo sul terreno di classe e non su quello delle elìte liberali in crisi.

Come ha spiegato spesso Aboubakar Soumahoro, siamo in presenza di una “razzializzazione” della lotta di classe, introdotto non da Salvini ma già ai tempi della Legge Bossi-Fini e perpetuata dai governi di centro-sinistra.

E’ affascinante in tal senso la sfida lanciata dalla nascita della Federazione del sociale della Usb non solo come “terza gamba” di un sindacato che già organizza i lavoratori contrattualizzati pubblici e privati, ma come esperimento di un modello sindacale adeguato per ricomporre gli effetti della frammentazione sociale (e razziale) nel mondo del lavoro e nei territori.

Visibile e rilevante la composizione giovanile del corteo espressa, in questo caso, dal numeroso e combattivo spezzone di Potere al Popolo. E’ la rappresentazione materiale di una nuova generazione politica, ma anche di un settore sociale che ha a disposizione solo miserie o l’emigrazione come prospettiva di futuro.

Il nodo posto dalla manifestazione sostanzialmente è che il conflitto sugli interessi di classe a permeare tutte le relazioni sociali e le priorità delle scelte fatte finora e che vanno fatte adesso. Senza rompere la gabbia che dall’alto (Bruxelles) impone le misure antipopolari che alimentano frustrazione, rabbia, regressione sociale e civile, non ci saranno mai i margini o gli strumenti per cambiare priorità. Di questo sono consapevoli M5S e Lega, ma la seconda fa rubamazzo consegnando alla società il capro espiatorio degli immigrati piuttosto che scontrarsi seriamente con il capitale finanziario e le multinazionali. Anzi da queste viene tranquillamente cooptata. Perché gli sfruttatori hanno bisogno di un minimo o un massimo di consenso intorno alla perpetuarsi dello sfruttamento e se questo consenso lo porta la destra populista invece delle elìte liberali in serissima crisi di egemonia, va bene lo stesso.

Ma dobbiamo anche dirci che questa manifestazione il sistema dei mass media legato alla sinistra liberal ha provato a immaginarsela diversa da quella che è stata. Avrebbero voluto una manifestazione esclusivamente antirazzista contro Salvini, una manifestazione potabile per coloro che hanno governato il paese negli ultimi venticinque anni in nome e per conto dei diktat europei e delle imprese (e che oggi si interrogano sul perché il “popolo” ritenga la sinistra un nemico e non una prospettiva di emancipazione). Quando la sinistra liberal ha capito che non avrebbe potuto stravolgere la manifestazione, se ne è tenuta alla larga comandando ai mass media collaterali di innestare il silenziatore.

La manifestazione del 16 giugno è dunque il primo punto di tenuta politica e orientamento sulla fase complessa e complicata in cui dovremo agire sul piano del conflitto di classe nel nostro paese. Una opposizione frontale al governo sui contenuti e la questione sociale ma uno smarcamento consapevole dalle trappole e dalle sirene della sinistra liberal incapace di azione sociale e vogliosa di tornare nella stanza dei bottoni, in nome dell’Unione Europea e degli interessi che ha sostenuto in tutti questi anni di governo, fino ad essere percepita dagli interessi popolari come parte del problema e non della soluzione. Una manifestazione che ha dato molto fastidio, lo si è visto anche dall’atteggiamento intimidatorio della polizia del ministro Salvini prima e alla chiusura della manifestazione.

 

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