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Pisa. Subalternità ai trattati europei o sovranità economica?

Lunedì 19 febbraio, Sala conferenze della Stazione Leopolda, ore 21 Piazza Guerrazi Pisa

Rottura dell’unione Europea e sovranità economica. I trattati europei sono incompatibili con la Costituzione.

Fiscal compact,introduzione dell’Art 81 e diktat dell’Eurozona aumentano disuguaglianze sociali e svendita delle risorse.

Ne discutiamo con:

Ernesto Screpanti, Docente di Economia Politica all’Università di Siena (Candidato di Potere al Popolo all’uninominale del Senato, Collegio di Siena)

Sono previsti interventi e contributi di:

Emanuela Grifoni, Beatrice Bardelli, Valter Lorenzi, Giovanni Ceraolo, Sandro Giacomelli, Maurizio Rovini, Fabrizia Casalini.

candidati di Potere al Popolo nei collegi uninominali e plurinominali di Camera e Senato collegio Toscana 2

Introduce e coordina 
Mauro Solida 
Piattaforma Sociale Eurostop Pisa

 

Iniziativa promossa dalla piattaforma Sociale Eurostop – Pisa per POTERE AL POPOLO!

eurostopisa@gmail.com

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“Indebolire e rompere l’Unione Europea è un dovere internazionalista”

di Sergio Cararo*

La giornata di discussione organizzata da Eurostop su “Rottura dell’Unione Europea e sovranità economica” più che un contributo alla campagna elettorale in corso è un confronto su cosa fare dopo le elezioni.

Su questi temi è stata raggiunta una sintesi nel programma di Potere al Popolo che non soddisfa tutti ma che al momento è stata l’unica sintesi possibile. Come tale quella raggiunta sarà la posizione comune nelle prossime settimane e ce la faremo bastare in nome di un percorso unitario.

Riteniamo che il vero problema non sia la condivisione di questa o quella posizione sull’Unione Europa ma il rapporto tra le argomentazioni e la realtà. E di solito la realtà è assai più convincente delle posizioni di ognuno.

Sappiamo tutti che subito dopo le elezioni ci sarà l’ipoteca della Commissione Europea sulle scelte economiche del nostro paese. Una volta finita la tregua elettorale sulle misure contenute nella legge di stabilità, chi governerà – prevedibilmente un governo di unità nazionale come in Germania e in Spagna – dovrà tenere conto ancora una volta dei diktat di Bruxelles. Inoltre incombe il Fiscal Compact, convertito in direttiva europea, che dovrà essere ratificato dal Parlamento. Infine, ma non certo per importanza, ci sono le nuove regole che il direttorio franco-tedesco intende imporre in materia di unione fiscale, unione bancaria e quadro istituzionale per attuarle.

Dunque con che cosa stiamo facendo i conti? Per farci capire, e spesso per capirci tra noi, ci limitiamo a parlare e denunciare i Trattati Europei, ma non del processo che i trattati hanno certificato e imposto in questi venticinque anni.

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Elezioni: e poi? L’indipendenza politica è la madre di tutte le ipotesi di ricomposizione

di Mauro Casadio*

E’ importante affrontare la questione dell’Unione Europea pur nella differenza di posizioni, in quanto qualsiasi giudizio è costretto comunque a fare i conti con le dinamiche che concretamente si manifestano, e si manifesteranno, in modo sempre più evidente.

La nostra posizione netta sulla rottura dell’Unione Europea nasce da un giudizio sulla natura di questa costruzione economico-istituzionale che è legata alla competizione globale e più specificamente a quella interimperialistica. Che questa sia in pieno dispiegamento lo stanno a dimostrare i fatti prodotti dalla presidenza Trump dove protezionismo economico e rilancio degli armamenti, anche nucleari, sono i classici provvedimenti di una potenza in difficoltà che deve riaffermare il proprio primato internazionale a discapito dei propri competitori, e l’UE ne è uno dei principali.

L’aggressività degli USA, in crisi di egemonia, non può che indurre l’UE ad un ulteriore processo di riorganizzazione per tenere testa su tutti i campi alla competizione e questo processo si basa inevitabilmente sulle ristrutturazioni produttive, sulle delocalizzazioni, sull’aumento della precarietà e sulla riduzione del salario complessivo ad appannaggio della classe lavoratrice. L’ipocrita allarme lanciato dai centri studi e ripreso dai media sulle crescenti disuguaglianze ed impoverimento, che ormai riguarda anche i cosiddetti ceti medi, stanno li a dimostrarlo.

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La vergogna di Macerata rivela le complicità tra potere e fascisti. Sabato confermata la manifestazione

Il comunicato di Eurostop e una nota di Giorgio Cremaschi

All’orrore della tentata strage di immigrati da parte di un noto esponente fascio/leghista a Macerata, si aggiunge la vergogna del tentativo di impedire la dovuta risposta antifascista.

Su indicazione del ministro degli Interni Minniti (tra l’altro candidato del Pd in quel territorio), il Prefetto e il Sindaco di Macerata hanno vietato la manifestazione antifascista convocata per sabato 10 febbraio in quella città adducendo motivi di ordine pubblico.

In compenso hanno consentito che si tenesse mercoledi la conferenza stampa dei fascisti di Casa Pound e gli hanno consentito di girare per la città impunemente.

Una vergogna inaccettabile: inerti e complici con i fascisti, vietano i cortei degli antifascisti.

Eurostop, insieme a tutte le altre forze antifasciste, ritiene che, nonostante il divieto, vada confermata la manifestazione antifascista a Macerata. Per mandare un segnale chiaro e forte a tutto il paese e per riscattare la vergogna di uno Stato che da troppo tempo ha sdoganato i fascisti contribuendo a creare tensioni e azioni gravissime come quanto avvenuto a Macerata.

Antifascisti sempre, antifascismo permanente

Eurostop con Potere al Popolo

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Cremaschi: “Il divieto alla manifestazione di Macerata è fascismo”

“Il divieto prefettizio alla manifestazione costituzionale e antifascista è un atto di autentico fascismo”. E’ quanto denuncia Giorgio Cremaschi, candidato di Potere al Popolo alla Camera dei Deputati.
“Di esso sono responsabili il PD, Minniti e tutti i loro complici. Come a Genova nel 2001, come negli anni 20, lo stato si fa parte repressiva e colpisce la democrazia” scrive Cremaschi, “È un atto gravissimo, che cambia le regole del gioco nella Repubblica e che legittima tutta le peggiori azioni dei fascisti, sfacciatamente usati ed esaltati dal potere. I fascisti colpiscono e chi protesta nel nome della Costituzione antifascista viene represso dallo stato. Vergogna per sempre a PD e Minniti. Resisteremo, ora e sempre Resistenza”. Il movimento Eurostop e Potere al Popolo, nonostante il divieto, confermano la manifestazione antifascista a Macerata del prossimo 10 febbraio.

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Giorgio Cremaschi alla giornata di confronto su rottura della Ue e sovranità economica

Care compagne cari compagni,

purtroppo un brutto tenace malanno mi impedisce di essere presente oggi. Non ho voluto mancare all’appuntamento e ho scritto queste note in sei punti, nei quali pongo i temi per me centrali del confronto politico sulla questione europea e del suo rapporto con quella della sovranità. Ho espresso tesi politiche in forma anche un po’ brutale per favorire una discussione senza fronzoli sui temi e sulle parole di fondo: rottura, sovranità, stato. È ovvio che i primi interlocutori per noi di Eurostop sono le compagne e i compagni di Potere al Popolo, esperienza nella quale ci siamo impegnati con grande entusiasmo. Ci aspettiamo qui un confronto vero. Ringrazio chi leggerà queste note.

1) La questione europea è il nodo centrale della politica oggi, il fatto che sia spesso posta in secondo piano nel dibattito elettorale tra le principali forze politiche, è solo il segno che le scelte vengono fatte senza che sia possibile discuterne davvero, come appunto la stessa Unione Europea impone da tempo.

Noi poniamo la questione europea innanzitutto come una questione di democrazia. La questione di fondo è la totale incompatibilità tra l’Unione e la nostra Costituzione. Questa è l’alternativa reale in campo oggi. Quelle che hanno affascinato alcuni settori della sinistra, gli Stati Uniti di Europa oggi ripresi da Renzi, o gli stati socialisti di Europa per i più radicali, sono bubbole senza aggancio con la realtà. La realtà invece è quella di una Unione Europea che si sta già riformando in una direzione precisa, quella autoritaria. La trasformazione del Fiscal Compact in direttiva che escluda totalmente il ruolo dei parlamenti, il Fondo Monetario Europeo con relativo ministro delle finanze dell’Unione, i patti di governance tra Germania e Francia a cui l’Italia non sarà mai pienamente aggregata, il riarmo e l’esercito europeo, tutti questi sono gli strumenti della nuova architettura UE. Una architettura priva di qualsiasi possibilità democratica, un gabbia definitiva per i popoli e per ogni alternativa alle politiche liberiste. Il parlamento in questo contesto è come la duma concessa dagli zar prima della rivoluzione, un sede finta inutilizzabile per qualsiasi battaglia di vera democrazia. Ben consapevole di questo Toni Negri ha scelto la tirannia illuminata di Bruxelles contro la nostra democrazia. È la conclusione di una deriva neomontiana che qui non intendiamo affrontare, se non appunto per sottolineare che esse rappresenta la brutale presa d’atto della realtà, la conferma che l’Unione Europea non è riformabile in senso democratico e sociale. Mentre la nostra Costituzione è gia stata compromessa con la riscrittura dell’articolo 81 secondo il Fiscal Compact, che vogliano abolire con una legge sulla quale stiamo raccogliendo le firme. Perché solo la democrazia del popolo può fermare il potere autoritario e liberista della UE, come ha mostrato il referendum sulla controriforma costituzionale. E come mostrerebbero altri pronunciamenti popolari se sui trattati UE fossero indetti i referendum che chiediamo. La UE è contro i popoli, ma i popoli non sono ancora contro la UE. Dobbiamo operare perché questo accada.

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