Eurostop in Euskal Herria: internazionalismo è organizzazione!

La piattaforma sociale Eurostop ha partecipato la settimana scorsa a un ciclo di incontri, conferenze e dibattiti in Euskal Herria, organizzati dall’associazione internazionalista Askapena, storico gruppo della sinistra indipendentista basca. Erano presenti compagni tedeschi (Interventionistische Linke), dal Donbass e dalla Russia (Borotba), dai Paesi Catalani (Endavant) e dalla Grecia (KOE).

Una settimana ricca di eventi e incontri, in cui abbiamo potuto discutere con molte realtà basche sulle prospettive di rottura e sulla creazione di un’alternativa allo stato di cose presenti. Ci siamo immersi nella realtà locale, che seppur segnata dalla sconfitta storica recentemente subita, mostra ancora una forte vitalità politica e sociale.

Nelle trasmissioni radiofoniche, durante gli incontri con i compagni e con il pubblico, accorso sempre in grande quantità e con grande voglia di partecipare, abbiamo avuto un confronto serrato sui nostri metodi e sulle nostre azioni. In tanti, lì come qui da noi, cercano di risolvere il rebus strategico per una sinistra che voglia essere davvero di classe e rivoluzionaria: quale nemico è il principale? qual’è la strada da percorrere per la liberazione dei popoli?

Siamo stati invitati appositamente per spiegare le nostre ragioni e le nostre prospettive: per noi il nemico principale è da sempre l’Unione Europea, che certamente non è uno spazio di pace e cooperazione tra popoli come

la propaganda di regime ci ha fatto credere per trent’anni, e l’unica maniera che abbiamo per rompere qualsiasi vincolo con essa è rompere la gabbia che ci sta costruendo interno. Siamo consci che nessuna riforma è possibile dentro di essa (dobbiamo ancora ripetere la storia dell’unanimità degli Stati membri? …ci siamo stufati di doverlo ripetere) e che qualsiasi confusione tra UE ed Europa è dei nemici o degli scemi.

In Euskal Herria la situazione è differente da quella che abbiamo conosciuto nei decenni scorsi. Dopo la smobilitazione dell’ETA, fatta passare dai media di regime come una brutale organizzazione terroristica mentre per gran parte del popolo basco era la risposta adeguata alla violenza del regime, siamo a un bivio: salvaguardare come possibile i pochi spazi di libertà ed espressione lasciati aperti da Madrid, sperando in un aiuto da Bruxelles, oppure individuare il “nuovo” avversario e preparare il terreno dello scontro?

Se qualcuno poteva ancora avere dei dubbi in merito, dopo gli avvenimenti di quest’ultimo anno in Catalogna non c’è più margine d’errore o fraintendimento: Bruxelles guarda da tutt’altra parte, se ne frega della volontà di emancipazione dei popoli, attenta solo all’ottimizzazione dei margini di profitto che può spremere da milioni di lavoratori fuori e dentro i suoi confini. E non potrebbe essere altrimenti, essendo l’Unione Europea, in tutti i suoi passaggi storici, uno strumento importante per tutelare una parte (importante) di borghesia continentale dalla minaccia di liberazione degli sfruttati: mai si trattò di integrazione di popoli, ma solo di un coordinamento sempre più stretto ed efficacie tra borghesie.

Per questo i compagni di Askapena ci hanno chiesto di andare agli incontri a Erromo (vicino Bilbao), Gaisteitz, Altsasu, Donostia…perché parlare di fascismo inquadrandone tutte le sue sfaccettature (dalle sette tradizionali al movimento reazionario di massa, fino al fascismo istituzionale di cui Minniti è esempio e -per ora- campione indiscusso) non è scontato, perché inquadrare l’imperialismo senza confonderlo con una “semplice” aggressione militare non è sempre facile, perché l’idea di un’alternativa bisogna costruirla sin da ora per essere pronti poi.

Perché se è vero che abbiamo tutti un orizzonte comune (ma è vero?), la lotta di tutti i giorni bisogna declinarla con elasticità e fermezza.

Hanno riscosso notevole interesse le nostre due Leggi di Iniziativa Popolare. Se quella per l’abrogazione dell’articolo 81 apre un problema in parte già conosciuto (nello Stato spagnolo esiste l’articolo 135: cambia il numero, la sostanza no…), la LIP per un referendum consultivo sui Trattati costitutivi dell’UE ha suscitato dibattito ed entusiasmo: andando al cuore del problema, quello dello sovranità popolare in aperta opposizione alla teologia dei Mercati, è stata riconosciuta come uno strumento di lotta molto avanzato.

Abbiamo incontrato le madri e i padri degli 8 arrestati di Altsasu, una vicenda che si inserisce nella lunga storia di repressione che il popolo basco subisce da sempre per la scelta militante. Siamo intervenuti a un presidio contro l’alta velocità, la TAV che buca valli in ogni parte del mondo, cui i paesi interessati oppongono un disegno di treni popolari. Ci siamo confrontati con gli studenti di alcuni paesi dell’entroterra e con i militanti di Errekaleor, un quartiere interamente occupato a Vitoria e strappato alla ferocia dei costruttori di centri commerciali e parcheggi.

Non ci siamo fatti mancare un assaggio di Txakolí, il vino locale che dall’oceano Atlantico assorbe la forza propria di questo popolo.

Ci siamo lasciati con molte proposte sul piatto, molte strade da costruire insieme. Abbiamo bisogno di costruire un internazionalismo che non sia di facciata o di mera solidarietà a genti lontane, ma che individui i nemici comuni, i nemici principali, e si organizzi per unire le lotte e le aspirazioni. I compagni di Askapena hanno più volte ribadito la necessità di unire la lotta per la loro liberazione nazionale con la lotta sociale del proprio e di tutti i popoli. Non possiamo che sposare questa loro linea, consapevoli che c’è un nemico da abbattere, una gabbia da rompere. Insieme.

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