Come rompere il binomio tra europeismo liberista ed euronazionalismo di destra?

Giovedi in un aula del Senato si è tenuto un interessante dibattito tra George Kuzmanovich (France Insoumise), Fabio De Masi (Linke) organizzato da Stefano Fassina (Sinistra Italiana).

Per Stefano Fassina che ha aperto la discussione, occorre spezzare il binomio tra “l’europeismo liberista e le risposte nazionaliste e xenofobe”. Il problema è come mettiamo in campo una controffensiva che rompa questo bipolarismo? Fassina sottolinea il valore del documento di Lisbona (di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi) sottoscritto da France Insoumise, Podemos e Bloco de Esquerda del Portogallo. Nel documento è scritto che “è ora di rompere la camicia di forza dei Trattati europei” e propone di cominciare a lavorare su obiettivi comuni, in particolare contro i paradisi fiscali, la grande evasione e la tassazione delle multinazionali.

Stefano Fassina, attualmente dentro Leu dove vorrebbe portare questa discussione ben sapendo che l’ambiente non è certo favorevole, ha posto il problema di come costruire una proposta comune per le prossime elezioni europee e presentare una alternativa che rompa il bipolarismo tra europeismo liberista e nazionalismo di destra.

Il deputato della Linke Fabio De Masi (di origine italiana) ha sostenuto che oggi la battaglia è tra globalizzazione e democrazia e che “i consensi alla destra sono il risultato degli errori della sinistra”. Oggi la discussione non è tra europeisti ed euroscettici. Il nuovo governo italiano chiede di scorporare le spese per gli investimenti dai vincoli di bilancio ma la Germania ha già risposto di no, anche se Germania e Francia stanno già lavorando per sottrarre le spese militari dai vincoli del patto di stabilità. De Palma sottolinea poi un aspetto della battaglia politica “Quando non possiamo ottenere risultati sul piano europeo, lavoriamo per ottenere risultati nello spazio nazionale, non perché siamo nazionalisti ma perché non possiamo aspettare che ci siano otto governi di sinistra in Europa per poter fare qualcosa”. Non poteva mancare nella discussione la contraddizione su cui la destra gioca con maggiore profitto le sue carte. Sull’immigrazione, afferma De Masi, abbiamo sempre combattuto contro le guerre e i trattati di libero scambio che hanno penalizzato i paesi del terzo mondo. Servono però regole per i migranti economici, c’è troppo lavoro nero e sottopagato per gli immigrati, inclusi i giovani italiani che hanno ricominciato ad emigrare massicciamente in Germania. L’immigrazione non è un problema solo per i paesi di arrivo, è una tragedia per i paesi di origine che si vedono sottrarre i giovani e le risorse umane migliori.

George Kuzmanovich, responsabile esteri di France Insoumise, ha esordito ricordando che gli ultraliberisti sono al governo in Europa da più di venti anni, ma la sfida contro di essi è stata lanciata dalla destra e non dalla sinistra che spesso, in questi venti anni, è stata al governo. “Oggi se i partiti di sinistra vogliono andare al governo devono cambiare radicalmente politica”. Nelle elezioni presidenziali del 2017, “France Insoumise ha provato a far cambiare di passo la sinistra con un approccio più popolare, al limite del populismo, parlando però dei problemi sociali e scagliandosi contro i Trattati europei e i trattati di libero scambio”.

Kuzmanovich spiega poi che “la capitolazione di Tsipras ci ha convinti ad elaborare il Piano A e il Piano B e non si tratta di nazionalismo”.

L’immigrazione è stato spesso “un problema ignorato dai partiti di sinistra al governo, mentre i trattati di libero scambio tra Ue e paesi africani hanno creato uno squilibrio devastante che ha spinto la gente ad emigrare”.

In vista delle elezioni europee, ha sostenuto Kutmanovich, vorrebbero farci apparire come nazionalisti, in realtà siamo europeisti ma dalla parte della gente come dimostra il documento di Lisbona. “E’ difficile fare un partito comune della sinistra in Europa, ma possiamo darci degli obiettivi comuni, come quello della tassazione dei grandi gruppi capitalisti con l’obiettivo di reperire risorse per il settore pubblico, è una ricetta classicamente keynesiana”.

La discussione apertasi successivamente ha presentato spunti interessanti su questioni come democrazia, sovranità popolare, populismo, sul come entrare in campo contro un governo contraddittorio al suo interno, con il dato comune, ormai da tutti riconosciuto, è che la destra è cresciuta soprattutto per gli errori o lo snobismo della sinistra e non solo sull’immigrazione.

E’ intervenuta nella discussione anche la Piattaforma Eurostop, portando il proprio contributo. In primo luogo basta con la confusione tra Europa ed Unione Europea. La seconda è la gabbia costruita dalle classi dominanti sull’Europa ed è questa la gabbia che va rotta. Su questo Eurostop ha avanzato una proposta di legge affinché si possa tenere un referendum, anche in Italia come avvenuto in altri paesi. Ed ha scelto la raccolta di firme nelle strade proprio per andare a verifica e mettere fine a quella “paura del popolo” che ha ingabbiato e poi sbaragliato ogni “connessione sentimentale” tra la sinistra e le classi popolari nel nostro paese.

Per Eurostop, il documento di Lisbona è un buon punto di partenza ma quello che può fare la differenza e invertire la tendenza è il Piano B come strategia comune delle forze popolari e alternative in Europa, anche nelle elezioni europee. Il Piano B non indica solo la possibilità della rottura con l’Unione Europea dei Trattati – anche unilaterale – ma indica anche una alternativa attraverso l’alleanza dei paesi euromediterranei, un’alleanza che apre due possibilità: quella di una economia centrata sulle possibilità e i bisogni della popolazione (come ben ha elaborato Samir Amin nella sua tesi sulla disconnessione) e la possibilità di gestire la questione immigrazione in termini non colonialisti e razzisti. Si apre una sfida che va ingaggiata con maggiore determinazione e coraggio politico, proprio per rompere lo schema tra europeismo liberista ed euronazionalismo di destra che ha un denominatore comune: riaffermare il dominio del profitto sul lavoro e delle oligarchie sulle classi popolari.

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