Cinque punti per la discussione su Europa ed elezioni europee

Si avvicinano le elezioni europee e sempre più urgente si fa l’esigenza di un dibattito franco, aperto approfondito sull’Unione Europea di oggi e sulle prospettive future. Proponiamo questi cinque punti come spunto dal quale partire per assumere una posizione chiara ed aprire il dibattito.

1) Bisogna rompere con il tradimento della sinistra

L’Italia è stato il paese con la più grande sinistra dell’Europa Occidentale ed ora è il paese con la sinistra più debole. I lavoratori, i disoccupati, gli sfruttati hanno deciso di abbandonare il campo politico/elettorale della sinistra per affidare le loro aspettative ai Cinque Stelle e alla Lega. Perché? Perché la sinistra ha tradito chi doveva rappresentare, ha abbandonato la sua storia e cultura, per scegliere le privatizzazioni, la priorità delle imprese, il profitto. Oggi se in una fabbrica o in una periferia ci si qualifica come sinistra ci si sente accusare di essere i colpevoli del Jobs Act, della legge Fornero, delle privatizzazioni. La vecchia destra reazionaria e fascista, che è una delle anime profonde del paese, ha sfruttato fino in fondo questo tradimento, trasformandolo in occasione di rivincita storica. Il ritorno di forze e valori reazionari, oggi principalmente interpretato dalla Lega di Salvini, non può essere affrontato da una sinistra che ha abbandonato il campo della eguaglianza sociale nel nome del libero mercato e della intoccabilità dei vincoli europei. Se si resta in questo campo la destra continuerà a presentarsi come forza di popolo contro le élites. Anche quando si accorderà con le élites per conservare il potere.
Anche la sinistra cosiddetta radicale, anche quando riscuoteva un certo consenso, non é stata in grado di contrastare, né tantomeno di costruire un’alternativa, alla deriva neoliberale del PD e del centrosinistra.
Occorre quindi una autocritica complessiva e una rottura aperta, pubblica, dichiarata su ciò che è stata la sinistra in Italia negli ultimi decenni, che porti a programmi diverse, a diverse pratiche, a una diversa sfida e interlocuzione sociale sulla rappresentanza.

2) La contrapposizione tra Salvini e il PD, Orban e Macron è falsa

Bisogna dire basta alla falsa alternativa tra l’europeismo liberista della sinistra e il nazionalismo liberista della destra. L’Unione Europea con i suoi trattati e il suo sistema di poteri e regole è l’inevitabile avversario di ogni progetto di eguaglianza sociale e di ritorno al controllo democratico sul mercato e sulla finanza. I trattati europei sono stati costruiti su principi che sono in totale contrasto con i valori della Costituzione del 1948. Il popolo italiano non ha mai votato su quei trattati. Ci vogliono imprigionare nella falsa dicotomia europeisti vs anti-europeisti, ma la verità è che c’è un’unica Unione Europea che fa le stesse politiche sociali contro i lavoratori, i migranti, i servizi pubblici, fa le stesse guerre e speculazioni, e si divide solo su come si spartisce il bottino. Non esiste alcuna possibilità di costruire un’alternativa popolare stando dentro i vincoli liberisti dei trattati UE o di quelli guerrafondai della NATO. Si può e si deve discutere sul come, ma non più se rompere o meno con i trattati. L’unità dei popoli europei può avvenire solo su basi completamente diverse da quelle che finora ci sono state imposte.

3) Agiamo per un’altra società

Gli ultimi trenta e più anni di dominio del capitalismo hanno invece distrutto in Europa grandi conquiste sociali e frantumato il mondo del lavoro, restaurando il sistema del più brutale sfruttamento ed estendendo tale sfruttamento devastante dalle persone alla natura.
Con questa restaurazione si è affermata anche l’ideologia liberale come unico orizzonte possibile della umanità. Per cui anche le persone sfruttate hanno finito per rassegnarsi, o perfino colpevolizzarsi della, loro condizione. “Non ci sono alternative” è il motto autoritario che oggi distrugge la democrazia riducendola ad una competizione tra élites che hanno gli stessi programmi economici.
In questo contesto il “riformismo”, inteso come pura sottomissione ai vincoli del sistema dominante, è diventato l’ideologia ufficiale della sinistra europea e della maggioranza delle direzioni sindacali. Eppure mai come oggi é chiaro come anche i piccoli cambiamenti richiedano rotture di sistema. Ogni volta che un movimento o una lotta arrivano a conseguire risultati, il sistema reagisce o isolando quegli stessi risultati, o travolgendoli con la forza della propria immodificabilità.
Le singole rivendicazioni e lotte non possono fare meno di proporre un’altra società, ove un potere pubblico, democratico e sociale controlli e sottometta mercato e profitto, riavviando la marcia verso il superamento del capitalismo, verso il socialismo. Bisogna avere il coraggio di proporre un’alternativa di società alle persone oppresse e sfruttate, istigate e imbrigliate da uno scetticismo secondo cui questo é il mondo e tu non ci puoi fare niente. La sinistra è stata capace di cambiare il mondo proprio perché non ha avuto paura di affermare la propria intenzione di ribaltarlo. Se invece educa alla rassegnazione, all’adattamento, al meno peggio, la sinistra si rivela inutile e per questo scompare.

4) Riscostruire l’unità sui contenuti per unire le forze

Non si possono semplicemente mettere assieme i residui della sinistra se si vuole costruire una unità utile alle lotte e per il cambiamento sociale. Bisogna avere la consapevolezza che bisogna ricostruire pratiche sociali e punti di vista, bisogna lottare per emanciparsi ed emanciparsi per lottare. La manifestazione per il SI al TAV a Torino, che ha visto un fronte politico che va dal PD all’estrema destra, rivela un fronte sociale corporativo con sindacati complici e imprese, un fronte culturale che va da intellettuali democratici ai teorici della libera impresa e delle Grandi opere. Quel fronte è nostro avversario, allo stesso modo del fronte fondato su legge ordine e xenofobia che si raggruppa attorno Salvini.
Sono i contenuti che determinano gli schieramenti. È tra i contenuti che bisogna ricostruire l’unità. Oggi una rigorosa piattaforma di rivendicazioni sociali, popolari, ambientaliste, democratiche è la prima discriminante in politica. È diventata una forma di ipocrisia sostenereche non va discusso ciò che è “divisivo”. No, é proprio su ciò che è divisivo che bisogna discutere se si vuole costruire un’unità che serva alle persone e non soltanto agli equilibri tra i gruppi dirigenti.

5) Le alleanze elettorali non sono un taxi per arrivare al seggio

Si possono avere alleanze elettorali tra forze diverse, ma queste non possono avere come unico scopo quello di essere eletti ad ogni costo. I (sempre più scarsi) risultati raggiunti in questo modo, hanno dimostrato di non essere affatto un accumulo delle forze di cui abbiamo necessità per rovesciare il tavolo. Al contrario alleanze basate su questa logica hanno ampiamente dimostrato di essere fallimentari e non solo perché spesso hanno mancato l’obiettivo, ma perché non hanno consolidato nulla dopo il voto. Devono essere sempre i comportamenti reali e i contenuti dei programmi a decidere.
Per quanto riguarda le elezioni europee, una alleanza elettorale di forze e movimenti che lottano contro il razzismo, il capitalismo, il patriarcato e la distruzione dell’ambiente dovrebbe rispondere ad alcuni criteri di fondo, sia sul piano delle “biografie” – basta soliti noti e persone sole al comando – che su quello programmatico. Noi pensiamo che si debba:

A) Essere in chiara opposizione al governo gialloverde, ma anche alternativa al PD e al centrosinistra.

B) Sostenere la posizione sulla Unione Europea del Patto di Lisbona tra diverse forze, in particolare sulla necessità di rompere con i trattati UE, contrastare tutti i diktat liberisti della Commissione Europea, rimettere in campo una alternativa alle istituzioni esistenti come indica l’approccio del “Piano B”. Fare dunque gruppo con le forze di quel patto nel parlamento UE. Da questo approccio derivano gli specifici punti di programma e di conflitto: abolizione del Fiscal Compact e cancellazione dei piani per le Grandi Opere; abrogazione della legge Fornero e progetto europeo di riduzione degli orari di lavoro; reintroduzione dell’articolo 18 e un piano europeo di diritti per il lavoro; controllo sui movimenti di capitali e divieto per le delocalizzazioni e il dumping fiscale tra gli Stati; nazionalizzazioni in Italia e cancellazione del divieto di aiuti di Stato nella UE; libertà per le politiche di bilancio di ogni Stato e superamento del divieto per la BCE di sostenere gli stati in difficoltà. Nella sostanza un programma di rottura con l’austerità e i suoi vincoli UE, da realizzare comunque.

Già dai prossimi giorni le assemblee territoriali di Potere al popolo! apriranno la discussione su questi temi (a partire dalla traccia che puoi trovare qui), cerca l’assemblea più vicina, partecipa, esprimiti, abbiamo bisogno del contributo di tutti.

Potere al Popolo!

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