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Elezioni: e poi? L’indipendenza politica è la madre di tutte le ipotesi di ricomposizione

di Mauro Casadio*

E’ importante affrontare la questione dell’Unione Europea pur nella differenza di posizioni, in quanto qualsiasi giudizio è costretto comunque a fare i conti con le dinamiche che concretamente si manifestano, e si manifesteranno, in modo sempre più evidente.

La nostra posizione netta sulla rottura dell’Unione Europea nasce da un giudizio sulla natura di questa costruzione economico-istituzionale che è legata alla competizione globale e più specificamente a quella interimperialistica. Che questa sia in pieno dispiegamento lo stanno a dimostrare i fatti prodotti dalla presidenza Trump dove protezionismo economico e rilancio degli armamenti, anche nucleari, sono i classici provvedimenti di una potenza in difficoltà che deve riaffermare il proprio primato internazionale a discapito dei propri competitori, e l’UE ne è uno dei principali.

L’aggressività degli USA, in crisi di egemonia, non può che indurre l’UE ad un ulteriore processo di riorganizzazione per tenere testa su tutti i campi alla competizione e questo processo si basa inevitabilmente sulle ristrutturazioni produttive, sulle delocalizzazioni, sull’aumento della precarietà e sulla riduzione del salario complessivo ad appannaggio della classe lavoratrice. L’ipocrita allarme lanciato dai centri studi e ripreso dai media sulle crescenti disuguaglianze ed impoverimento, che ormai riguarda anche i cosiddetti ceti medi, stanno li a dimostrarlo.

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“Ho accettato di candidarmi alle elezioni con Potere al Popolo”

di Giorgio Cremaschi

Le compagne e i compagni di Bologna, per l’uninominale, e di Napoli, per uno dei collegi proporzionali, mi hanno proposto di candidarmi nelle loro liste di Potere al Popolo. Me ne sono sentito onorato e ho accettato.
Giunto a settant’anni faccio una scelta a cui non avevo mai pensato negli oltre cinquantanni di mio impegno militante. Perché?
Innanzitutto per loro, le compagne e compagni di Jé sò pazzo, che hanno avuto il coraggio, l’intelligenza e la determinazione di promuovere un fatto politico che in Italia non era mei avvenuto: una autoconvocazione popolare e di classe per partecipare alle elezioni. Poi ci sono le compagne e i compagni di Eurostop, che in gran parte si sono buttati con entusiasmo e coraggio nell’impresa, concorrendo a definire un programma che non ha tutte le nostre proposte di rottura, ma che ne ha molte e soprattutto ne ha lo spirito. Rottura con UE e NATO, stop alle privatizzazioni e ai tagli alla spesa pubblica sociale. Basta guerre, bombe e spese militari. Nazionalizzazioni a partire dalle grandi banche e ripudio della servitù usuraia del debito. Chi lo sostiene oltre a Potere al Popolo?
Le assemblee, tutte senza precedenti e diffuse ovunque, in particolare ricordo da ultime quelle enormi di Bologna e Napoli, cui ho avuto la fortuna di essere invitato.
In tutte le assemblee è emerso un popolo sommerso e resistente, che fa attività e lotta sociale tutti i giorni, senza quei riflettori che l’informazione di regime dedica alle dame di San Vincenzo fasciste di Casapound. E quel popolo e quei giovani hanno accolto , e si sono uniti a, organizzazioni comuniste e socialiste che hanno, finalmente, deciso di mettere le loro forze a disposizione di un progetto diverso dai soliti, noiosi e dannosi, cartelli delle sinistre più o meno radicali. Certo che abbiamo nel cuore e nelle menti le idee ed i progetti maturati nella lunga marcia della sinistra di popolo e di classe contro il capitalismo. Ma oggi la sinistra ufficiale è quella che ha rotto col popolo nel nome del libero mercato. Come disse alla Camera Andrea Costa, quando alla fine dell’800 fu eletto primo deputato socialista dai braccianti di Imola : Io con voi, destra e sinistra qui sedute, non c’entro nulla.
Le lavoratrici ed i lavoratori che non si arrendono, che da Almaviva a Ilva a Alitalia a tanti altri luoghi lottano contro i licenziamenti concordati tra governo e multinazionali , spesso con il consenso di CgilCislUil. Chi rifiuta l’alternanza scuola- lavoro gratis. Chi denuncia e combatte lo sfruttamento e l’oppressione del lavoro, imposti da leggi e complicità vergognose. Chi vuol togliere ogni fiducia a chi ha fatto o permesso leggi infami come il Jobsact, la Fornero, La Buona Scuola. Chi riesce a ribellarsi alla schiavitù del lavoro e alla dittatura del mercato, è oggi una colonna portante di Potere al Popolo. L’avanguardia di quella ripresa diffusa della lotta di classe, che è un obiettivo indispensabile per non lasciare la Costituzione nella carta straccia.
L’ amica e compagna Nicoletta Dosio, da sempre NOTAV, che risponde colpo su colpo a tutte le angherie della repressione, ad un certo punto mi ha detto: se si condivide un progetto così coraggioso come questo, bisogna metterci la faccia. E è candidata in Valle.
Tanti motivi assieme mi hanno convinto a compiere questa scelta. E ad essi aggiungo anche il disgusto per una competizione elettorale che vede tre diverse destre liberiste scontrarsi, in attesa di governare assieme, se nessuno avrà i voti sufficienti per farlo da solo. E contro queste destre una finta sinistra, in realtà una corrente esterna del PD, che già prima del voto comincia ad accordarsi con quel partito. Non ci sarebbero stati appelli al voto utile, al meno peggio, a turarsi il naso, che mi avrebbero convinto a votare uno di questi.
All’assemblea di Napoli, Viola Carofalo, il capo politico della lista, ho sottolineato con la sua commozione molti degli interventi e le presentazioni di Francesca Fornario. Ho pensato allora ai capi, ai leader, di tutte le altre liste elettorali, e ho misurata la differenza non solo politica, ma umana di Potere al Popolo.
Nasce una lista diversa da tutte le altre, che si propone di organizzare il popolo oppresso e sfruttato ben oltre la scadenza elettorale.
Forza con le firme e poi ..Potere al Popolo.

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Potere al Popolo. Un programma per rovesciare il tavolo

Il percorso di Potere al Popolo, dopo una discussione che ha coinvolto anche i territori, ha cercato di raccogliere e sintetizzare sia le diverse esigenze che le nuove emergenze su una situazione politica e sociale del paese diventata insopportabile.

Con 18 milioni di persone a rischio povertà, 12 milioni di persone che non si curano più per motivi economici, una domanda abitativa disattesa verso 700mila famiglie, 5 milioni di emigrati all’estero negli ultimi dieci anni (ormai più numerosi degli immigrati che arrivano nel nostro paese), 2,5 milioni di Neet, giovani esclusi che non studiano e non lavorano, la situazione sociale del paese richiede soluzioni che nessuna classe dominante e nessun governo di destra o centro-sinistra intende fornire o neanche immaginare. Su tutto pesano i vincoli esterni dell’Unione Europea e dei suoi trattati antipopolari, e della Nato che trascina il paese nelle guerre, nel riarmo e nella militarizzazione crescente del territorio.

Un programma può diventare una lista della spesa o dei desideri e rimanere inerte,  parole scritte ma inerti. Il problema principale di un programma è la sua logica, non la sua ragionevolezza. Può essere un programma minimo, con carattere più riformista che “rivoluzionario”, ma è la logica che lo ispira che deve trasudare rottura dell’esistente da ogni parola e da ogni obiettivo. Esso non deve essere ragionevole di fronte agli avversari o potabile in un talk show, deve ridare ai settori popolari il senso del riscatto, della dignità, se volete della “vendetta” contro un nemico che gli sta rovinando la vita e ipotecando il futuro.

Quello di Potere al Popolo è quello che più cerca di avvicinarsi a questo, a indicare soluzioni ai problemi dei settori sociali più massacrati dalla crisi capitalistica e dalle misure antipopolari adottate dalle classi dominanti per farvi fronte.

Clicca e guarda:  PROGRAMMA DI POTERE AL POPOLO

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EUROSTOP. L’ASSEMBLEA DICE SI A DISCUTERE LA PROPOSTA DI LISTA ELETTORALE

Una bella e molta dibattuta assemblea, ha visto la Piattaforma Eurostop decidere sabato 2 dicembre di andare a verifica sulla proposta di lista elettorale avanzata dai compagni di Je so pazzo di Napoli.
Una decisione frutto di una discussione vera, con diversi interventi contrari o scettici su questa ipotesi che, secondo alcuni, non presenta elementi di discontinuità reale con esperienze già viste e rivelatesi fallimentari.
Al contrario molti altri interventi hanno segnalato gli elementi di discontinuità, soprattutto nel contesto in cui si agisce oggi piuttosto che sulle forze sociali o le soggettività politiche che stanno convergendo su questa proposta.
Tutti d’accordo sul fatto che la questione della rottura con l’Unione Europea (e conseguentemente con la Nato) sia elemento dirimente nella lettura della situazione e nella contraddizione in cui, una presenza nella campagna elettorale può fare la differenza, soprattutto tra chi ha meno di trent’anni, tra chi ha già rotto da tempo con i riti e le ambiguità della “sinistra”, e nei settori popolari penalizzati dalla crisi e dai diktat imposti da Bruxelles e Francoforte, in particolare nelle periferie.
Quattro ore e mezza di discussione con 24 interventi, hanno portato al voto finale sulla base del criterio una testa un voto. I favorevoli a dare mandato a Eurostop di discutere con le altre forze convergenti sulla lista elettorale, sono stati 99, 7 i contrari e 7 gli astenuti, altri non hanno votato.

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