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EUROSTOP. L’ASSEMBLEA DICE SI A DISCUTERE LA PROPOSTA DI LISTA ELETTORALE

Una bella e molta dibattuta assemblea, ha visto la Piattaforma Eurostop decidere sabato 2 dicembre di andare a verifica sulla proposta di lista elettorale avanzata dai compagni di Je so pazzo di Napoli.
Una decisione frutto di una discussione vera, con diversi interventi contrari o scettici su questa ipotesi che, secondo alcuni, non presenta elementi di discontinuità reale con esperienze già viste e rivelatesi fallimentari.
Al contrario molti altri interventi hanno segnalato gli elementi di discontinuità, soprattutto nel contesto in cui si agisce oggi piuttosto che sulle forze sociali o le soggettività politiche che stanno convergendo su questa proposta.
Tutti d’accordo sul fatto che la questione della rottura con l’Unione Europea (e conseguentemente con la Nato) sia elemento dirimente nella lettura della situazione e nella contraddizione in cui, una presenza nella campagna elettorale può fare la differenza, soprattutto tra chi ha meno di trent’anni, tra chi ha già rotto da tempo con i riti e le ambiguità della “sinistra”, e nei settori popolari penalizzati dalla crisi e dai diktat imposti da Bruxelles e Francoforte, in particolare nelle periferie.
Quattro ore e mezza di discussione con 24 interventi, hanno portato al voto finale sulla base del criterio una testa un voto. I favorevoli a dare mandato a Eurostop di discutere con le altre forze convergenti sulla lista elettorale, sono stati 99, 7 i contrari e 7 gli astenuti, altri non hanno votato.

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Eurostop all’assemblea di Roma. “Senza rottura non c’è cambiamento possibile”

L’intervento della Piattaforma Eurostop all’assemblea di Roma del 18 novembre (Teatro Italia)

La “pazziata” convocata dai compagni di Napoli ha risolto un problema per molti: adesso c’è una idea e una proposta sul campo per affrontare la scadenza elettorale.

L’ipotesi del Brancaccio è fallita perché era il residuo di un piccolo e ormai insopportabile mondo antico della sinistra italiana.

La prospettiva che può indicare l’assemblea di oggi è priva di quella opprimente sensazione di sconfitta o di quel senso da ultima spiaggia, al contrario potrebbe rilanciare in avanti.

Oggi è necessario in campo una visione decisiva: quello di un cambiamento radicale di sistema di disuguaglianze sociali e autoritarismo diventato ormai insostenibile e insopportabile proprio perché è fondato sulle disuguaglianze e l’autoritarismo. Quindi è un’assemblea che vorrebbe mettere fine alla stagione del meno peggio o dell’illusione di poter tirare la giacca a governi amici e alla politica istituzionale.

Di fronte a questo stato mentale delle esperienze della sinistra, la gente, il nostro popolo o non va a votare o “vota per vendetta” – come dimostrano le ultime elezioni nelle periferie o i risultati delle Rsu nelle fabbriche metalmeccaniche – anche contro una sinistra ormai percepita come parte del sistema e del problema e non una sua alternativa.

Se rimettiamo finalmente in campo l’idea del cambiamento, dobbiamo rimettere in circolazione anche l’idea che questo non è possibile senza una rottura con la situazione esistente. E sul quadro esistente pesa un convitato di pietra – rimosso troppo spesso dall’analisi e della discussione –  e che detta fin nei minimi dettagli (a livello di governo centrale e di amministrazioni locali) i limiti dentro cui è consentito muoversi.

Questo convitato di pietra è la gabbia costruita intorno all’Unione Europea, alla Nato e all’Eurozona. E’ una gabbia fatta di vincoli e automatismi in cui non c’è spazio per la democrazia, la sovranità popolare, le risorse o i margini per cambiare concretamente l’ordine delle priorità sociali (l’esperienza della Grecia lo ha dimostrato). E questi trattati vincolanti sono incompatibili con la Costituzione che abbiamo difeso con efficacia nel referendum del 4 dicembre dello scorso anno.

La Piattaforma Eurostop guarda positivamente alla proposta messa in campo dai compagni di Napoli e su questo discuterà e deciderà nella sua assemblea nazionale del prossimo 2 dicembre.

In coerenza con la sua ragione sociale, Eurostop ritiene centrale e decisiva la questione della rottura con l’Unione Europea, l’euro e la Nato come presupposto inevitabile di ogni vera ipotesi di cambiamento politico, democratico e sociale nel nostro e negli altri paesi.

A nostro avviso questo è uno spazio politico e sociale praticabile con efficacia per le forze progressiste – come si è visto in Francia – ed è l’unico, insieme all’antifascismo militante, che può contendere lo spazio alla destra tra la nostra gente, nelle periferie come nei luoghi di lavoro.

Discutiamone presto e lealmente e lavoriamo ad una sintesi possibile.

Piattaforma Eurostop

Roma, 18 novembre

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Anche la Germania entra nell’epoca dell’instabilità

“Le elezioni in Germania segnano una svolta profonda nel sistema politico di quel paese,
che dopo decenni di stabilità entra, come tutta l’Europa, nell’incertezza e nella crisi di rappresentanza. Le due forze cardine del sistema politico tedesco, così come di quello europeo, i democristiani conservatori e i socialdemocratici, subiscono un tracollo perdendo oltre il 20% dei loro voti. Segno che il modello Germania, usato a paragone da tutti i governi e da tutte le autorità della UE per giustificare le politiche di austerità, questo modello comincia a mostrare lo stesso logoramento che si registra in tutti gli altri paesi che lo applicano. La spiegazione della sconfitta di Merkel e Schultz è solo una: agli evidenti successi economici e finanziari del modello tedesco corrisponde una sempre più forte rottura sociale per il crescere di diseguaglianze, ingiustizie, povertà ed emarginazione. Così come in tutta Europa.
Questa crisi sociale ha distrutto la grande coalizione e premiato tutte le forze di opposizione, in primo luogo gli xenofobi neofascisti, ma anche la sinistra radicale i liberali e i verdi. Così anche la Germania è entrata nell’epoca della instabilità.
La prima risposta di Merkel alla sconfitta è stata quella di colpire i migranti, come già fanno i governi di tutta Europa e quello italiano tra i primi. È la soluzione reazionaria alla crisi sociale, che prima viene propugnata dalle forze di destra estrema e poi fatta propria dal palazzo. Così si pensa di volgere la rabbia dei tanti esclusi dalla “ripresa” verso i più poveri, salvando le banche, la finanza, il sistema di potere UE.
La xenofobia di stato è l’ultima risposta che la UE ed i suoi governi tentano per conservare le politiche di austerità e guerra ai danni di tutti i popoli europei. Per sconfiggere questa politica bisogna metterne in discussione tutti i fondamenti e i vincoli che vengono da Euro, UE, NATO.Sì conferma così la validità di fondo delle ragioni per cui è nata Eurostop, cioè che solo riconquistando le periferie d’Europa alla lotta sociale e di classe in un più vasto blocco di popolo contro il potere, solo con la rottura totale con tutte le politiche degli ultimi trenta anni, si potrà fermare e sconfiggere l’onda reazionaria.
Per questo ora più che mai i governi europeisti, comunque mascherati, sono il primo avversario di ogni lotta per la democrazia e la giustizia sociale e questo diventa ancor più vero anche per il paese guida della UE, che entra in crisi come tutti gli altri.”

Piattaforma Sociale Eurostop

 

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