Assemblea Nazionale il 28 gennaio e manifestazione nazionale a Marzo contro il vertice UE a Roma

Sabato 10 gennaio si è svolta una affollata e partecipata riunione del Coordinamento Nazionale di Eurostop, Molti interventi e buona discussione sia di bilancio della campagna per il NO sociale che ha contribuito alla vittoria nel referendum sulla controriforma costituzionale (e i dati sociali del NO confermano la giustezza dell’impostazione sul NO sociale), sia di rilancio del percorso di Eurostop alla luce dei risultati referendari e della situazione del paese.

Eurostop intende procedere con un salto di qualità alla costruzione e sperimentazione di un movimento/fronte politico e sociale che unisca la lotta contro le controriforme sociali di questi trenta anni alla  battaglia per l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea, dall’Eurozona e dalla Nato. Oggi nel senso comune e nella disponibilità di ampi settori popolari c’è una crescente chiarezza su questo. Il governo fotocopia Gentiloni susciterà a sua volta, persino in misura maggiore, quel rifiuto popolare che ha colpito il governo Renzi. Per questo la radicalizzazione della opposizione politica deve per noi accompagnarsi allo stesso processo in quella sociale.

Inoltre dobbiamo collegare regime politico, controriforma sociale, vincolo europeo. Sono tre aspetti dello stesso avversario e compito di Eurostop e di tutte le forze che vorranno partecipare a questa iniziativa comune è quello di costruire un movimento sociale politico che fronteggi sempre tutti e tre volti dell’avversario. E che costruisca e diffonda consapevolezza della indissolubilità della lotta contro i governi del PD, contro le controriforme sociali liberiste, contro l’Unione Europea e i suoi strumenti e vincoli.

Per queste ragioni non siamo interessati a generici processi di riaggregazione della sinistra cosiddetta radicale che non sappiano o non vogliano partire da questi dati politico programmatici di fondo. Così come consideriamo il sindacalismo confederale e la sua complicità alternativo al nostro progetto, a maggior ragione ora che la debolezza politica del PD e della stessa Confindustria porterà ad un rilancio della peggiore concertazione. Per noi il giudizio negativo sul gravissimo contratto liberista firmato da Fim Fiom Uilm e quello altrettanto negativo sul patto pre elettorale di CGIL, CISL, UIL per il pubblico impiego sono discriminanti.

Nostri primi interlocutori sono quindi tutte e tutti coloro che, pur partendo da posizioni e storie diverse, condividano questi giudizi di fondo. Questo naturalmente non esclude la partecipazione nostra a mobilitazioni democratiche con forze anche lontane da noi. L’esperienza referendaria diventa per noi un modello di comportamento, siamo stati in campo spesso in modo rilevante con forze diverse e lontane, senza perdere la nostra identità ed i nostri contenuti, anzi rafforzandoli.

Vogliamo quindi lanciare un progetto sociale e politico, che abbia l’ambizione di dare forza e organizzazione ad un mondo di sfruttati ed emarginati, che oggi non ha vera rappresentanza.

 Vogliamo incrociare il conflitto di classe con quello che emerge dalla esclusione sociale e politica, che coinvolge ceti diversi dalla tradizionale classe operaia.

 Vogliamo essere parte della costruzione di una grande rottura democratica e socialista da parte del popolo sfruttato, una rottura contro tutti i poteri della globalizzazione.

A tale scopo il coordinamento nazionale della Piattaforma Sociale Eurostop convoca per sabato 28 gennaio una grande assemblea nazionale e di massa a Roma, che sia la prima risposta del NO sociale al governo e alla continuità delle politiche liberiste italiane ed europee.

Contestualmente Eurostop intende avviare  da subito la discussione e l’organizzazione di una manifestazione nazionale a marzo in occasione del Sessantesimo anniversario del Trattato di Roma che mise in marcia il progetto che oggi è diventato l’Unione Europea. A Roma ci sarà il vertice con tutti i capi di stato europei e coinciderà con la richiesta di manovra finanziaria aggiuntiva della Commissione Europea rispetto alla Legge di stabilità varata dal governo dimissionario di Renzi. Per Eurostop quello di marzo è l’appuntamento per portare in piazza esplicitamente la battaglia per l’ItalExit

In preparazione dell’assemblea nazionale del 28 gennaio, verranno elaborati e presentati alla discussione tre documenti: uno sulla situazione e sul progetto politico uno sull’ItalExit e l’Unione Europea e uno con le proposte di strutturazione del movimento. I documenti saranno predisposti da altrettanti gruppi di lavoro.

13 Dicembre 2016
Piattaforma Sociale Eurostop

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One comment to “Assemblea Nazionale il 28 gennaio e manifestazione nazionale a Marzo contro il vertice UE a Roma”
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  1. E’ bene che i compagni nel comunicato abbiano ribadito alcuni contenuti discriminanti per una più larga unità. – Ciò non lo vedo come una forma di settarismo ma soltanto di sano materialismo o, se preferite, di opportuno pragmatismo. – A questo punto, non vorrei raffreddare il sincero entusiasmo che ha preso tante/i compagne/i dopo la vittoria del 4 dicembre perché se è giusto non smobilitare, non arretrare dai livelli di aggregazione raggiunti, è altrettanto giusto non farsi e non alimentare illusioni: il livello di unità che s’è potuto avere nella difesa della Costituzione è difficilmente ripetibile sia perché, come si sa, la vittoria ha sempre molti padri (presunti o reali che siano)sia perché occorre stare attenti a non essere dirottati su falsi obiettivi miranti a trovare “carte di riserva” in questo momento di difficoltà del blocco dominante (Pisapia docet). – Un punto che non sempre s’è potuto evidenziare nella battaglia referendaria è che soprattutto per chi, come noi, ha sostenuto il NO sociale è che si è trattato di una campagna per evitare l’ ULTERIORE peggioramento della Costituzione già pesantemente manomessa dalla modifica dell’art. 81. – Allora, ad es., sarà importante delineare con chiarezza concezione e perimetro del fronte antiliberista bandendone visioni politiciste sia di “sinistra” che di tipo pseudo-socialdemocratico perché entrambe non hanno una visione STRUTTURALE del neo-liberismo. – Infatti quest’ultimo non è altro che la “forma” assunta dal modo di produzione capitalistico soprattutto in Europa e, quindi, una battaglia antiliberista ha oggettivamente, nell’attuale fase storica, anche un contenuto anticapitalista, quindi c’è una parte della sinistra di classe che non deve guardare con la puzza sotto al naso la “sola” battaglia antiliberista e ricordare ad ogni piè sospinto che si è anticapitalisti così come i cocci della sinistra “radicale” non possono avere concezioni troppo larghe della battaglia antiliberista e ridurre il tutto ad una questione di diverse politiche economiche per il semplice fatto che gli spazi di tipo socialdemocratico sono inesistenti (come dimostra l’esperienza greca anche in questi giorni) e, quindi, cercare di mettere Schultz al posto della Merkel o Speranza al posto di Renzi non serve a nulla. – Del resto, ci siamo detti più volte che la deriva neo-liberista ha iniziato ad avere una svolta in Europa con la Commissione Prodi, o che nel nostro Paese flessibilità e precariato sono stati avviati dal “pacchetto Treu” durante il centro-sinistra. – Allora sarebbe il caso che si desse una rispolverata ad alcuni scritti di Marx sulle specificità dei modi di produzione (si pensi agli scritti su India, Russia e Cina con particolare riferimento al modo di produzione asiatico) o all’affermazione di Lenin su “la politica espressione concentrata dell’economia” ossia una netta visione non meramente sovrastrutturale della politica, a maggior ragione valida per la politica economica – A questo punto, per onestà intellettuale, occorre ricordare che Bruxelles quando chiede misure di austerity fa spesso riferimento all’esigenza di “riforme strutturali” pertanto sono più …”marxisti” di tanti nostri tardo-keynesiani. – A distanza di vari decenni possiamo confermare che, in un ben diverso contesto storico, avevano ragione gli allora compagni cinesi quando bollavano, nei lucidissimi scritti del 1962 e 1963, la linea delle togliattiane “riforme di struttura” come “una nuova specie di tendenza socialdemocratica quale sostituto della rivoluzione proletaria” e, in quella fase, come sappiamo gli spazi c’erano, figuriamoci oggi…Pertanto, per concludere, è bene non perdere la barra e se è vero che non potremo essere indifferenti all’appuntamento elettorale che si va preparando – e, quindi, occorre spezzare un lancia a favore del sistema proporzionale – è altrettanto vero che non potremo farci risucchiare dal dibattito su soglie di sbarramento, collegi uninominali, ecc. mentre preparano il completamento delle “riforme strutturali” lasciate in sospeso da Renzi e mentre per marzo si prepara la manovra aggiuntiva. – Oggi come sempre AL LAVORO E ALLA LOTTA!

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