L’Italia al vertice europeo. Racimolato qualcosa sull’immigrazione, ma tabula rasa sulle decisioni economiche e militari

Dilettanti – ma responsabili – allo sbaraglio. Possiamo ben dire che il governo italiano nel recente vertice dell’Unione Europea si sia giocato pessimamente le sue carte. Ha puntato i piedi solo sulla questione immigrazione ottenendo un accordo che lascia moltissimi spazi ad ambiguità operative e discrezionalità interpretative da parte dei partner europei. Si è così giocato l’unico bonus di cui disponeva in questa partita.
Ma una volta chiusa la questione immigrazione, su cui tutti hanno concentrato l’attenzione dell’opinione pubblica, nel silenzio più completo sembrano essere stati approvati invece i robustissimi punti economici e militari previsti dall’ordine del giorno (anche se una coda di confronto tra i paesi dell’Eurozona è prevista per oggi). Dal documento finale risulta che sono state approvate tutte le “raccomandazioni” della Commissione Ue. Evidentemente, sulle questioni vere, il governo Salvini non osa neppure fiatare, quando stanno ai tavoli che contano. Mica è come blaterare davanti a un microfono condiscendente…
Li elenchiamo per far capire quanto siano questi i veri pilastri di una governance che perpetua diseguaglianze e tensioni in gradi di distruggere la struttura sociale e produttiva di interi paesi.
In ballo c’era infatti l’approvazione delle raccomandazioni specifiche per paese diffuse dalla Commissione Ue lo scorso 23 maggio.
In questo documento sono dettagliate le misure che ogni paese deve adottare da qui a 12 mesi. Per l’Italia il margine è strettissimo sul fronte dei conti pubblici, visto che la Ue richiede un aggiustamento strutturale dello 0,6% nel 2019, mentre il ministro Tria proverà a contrattare una maggiore flessibilità di dimensioni pressoché identiche. Secondo l’impostazione Ue ci sarebbero insomma da tagliare o trovare almeno 10 miliardi subito, mentre il governo pretenderebbe un maggior deficit vicino a quella cifra. La distanza tra due posizioni era calcolata in 20 miliardi. Vedremo…
Altra raccomandazione “che non si può rifiutare” è quella di «utilizzare entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL».
Mentre potrebbe avere effetti esplosivi sul sistema bancario nazionale l’ordine proveniente da Bruxelles: l’Italia deve «mantenere il ritmo della riduzione dell’elevato stock di crediti deteriorati e sostenere ulteriori misure di ristrutturazione e risanamento dei bilanci delle banche, anche per gli istituti di piccole e medie dimensioni». Al contrario, le migliaia di miliardi di “prodotti derivati illiquidi” (ossia invendibili, carta straccia) in mano alle banche tedesche e francesi non costituirebbero un “problema sistemico”. Solo una bomba atomica…
Ma la ciccia più interessante, dal punto di vista della popolazione italiana, è nell’indicazione di Bruxelles per «spostare la pressione fiscale dal lavoro, in particolare riducendo le agevolazioni fiscali e riformando i valori catastali non aggiornati. Intensificare gli sforzi per ridurre l’economia sommersa, in particolare potenziando i pagamenti elettronici obbligatori mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti. Ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica al fine di creare margini per l’altra spesa sociale».
Traduciamo, anche se forse non sarebbe necessario. a) L’aggiornamento dei valori catastali delle case di proprietà è immediatamente un aumento delle tasse sulla casa (Imu), delle dichiarazioni dei redditi e relativa tassazione, ecc; b) Il pagamento elettronico obbligatorio riduce certamente l’evasione fiscale, ma si trasforma automaticamente in un controllo totale della capacità di spesa dei cittadini; c) “Ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia” – quelle erogate quando proprio sei costretto per legge a uscire dal lavoro, oggi a 66 anni e 7 mesi – si può fare in molti modi: 1) aumentare ancora l’età pensionabile, 2) ridurre l’importo delle pensioni già erogate, ossia l’assegno mensile.
Su quest’ultimo punto – chiaramente incostituzionale, a legislazione attuale – l’attuale governo sta lavorando con un’altra “arma di distrazione di massa”, ossia i vitalizi degli ex parlamentari. Da questi tireranno fuori, è stato calcolato, appena 40 milioni di euro l’anno. I miliardi di risparmio si faranno mettendo mano alle pensioni di milioni di poveracci.
Come? Creando un precedente molto “popolare” di legge con effetti retroattivi (cosa vietata da tutte le Costituzioni liberali). Per ridurre di una fetecchia i vitalizi di poche migliaia di odiosi privilegiati si ammette la possibilità di “ricalcolare” un’intera carriera lavorativa con il più penalizzante “metodo contributivo” Ma siccome “la legge è uguale per tutti”, una volta fatta l’eccezione alla norma costituzionale, questa eccezione diventa la nuova regola. E dunque un governo può ridurre le pensioni già erogate a milioni di persone “ricalcolandole” con un altro metodo.
Su questo sarà necessario tornare quanto prima ma, come si può agevolmente vedere, “l’invasione dei migranti” non è esattamente il primo dei problemi di questo paese. Un po’ come “il traffico” a Palermo…
Anche sulla “sicurezza e difesa” sarà il caso di tornare con analisi specifiche. Basti però ricordare che la Ue – e la Nato – premono perché tutti i paesi spendano di più sul piano militare. Ed è quasi paradossale, oppure altamente istruttivo, visto che raccomandano di tagliare tutte le altre voci (sanità, welfare,scuola, ecc). Per dare una misura: l’Italia spende per la Difesa, attualmente, 68 milioni di euro al giorno. Con un solo giorno di riduzione si risparmiere quasi il doppio rispetto ai vitalizi, mentre con un solo milione in meno al giorno spederemmo 10 volte meno.

Infine ma non per importanza, sono state proprogate di altri sei mesi le sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia che il governo italiano voleva rivedere, Senza mezza reciriminazione o tentativo di ridiscuterle.

Così, per sapere di che si parla…

Alessandro Avvisato

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