La frattura tra paesi del Nord e del sud nell’Unione Europea: “mors tua, vita mea”

di Alessandro Giannelli

La pandemia è la forma e la dimensione che ha assunto la crisi del capitalismo su scala globale, ma nelle stanze del potere stanno già provando a riorganizzarsi per il dopo virus, riproponendo ed anzi esasperando le medesime ricette che hanno portato al collasso un intero sistema.
In una recente intervista pubblicata sul Sole24ore, il Commissario europeo all’Economia Gentiloni dalle pagine del quotidiano della Confindustria illustra le varie opzioni che in questa settimana saranno sul tavolo dei Ministri delle Finanze europei: strumenti direttamente legati al MES quali le linee di credito speciali o altri che coinvolgono il MES solo parzialmente.

Tra questi ultimi vi è per esempio la creazione di un fondo straordinario per programmi legati al contrasto della pandemia, ma per ammissione dello stesso Gentiloni si tratterebbe di uno strumento dalle dimensioni limitate ed occorrerebbe la condivisione dei rischi (e l’UE certamente non ha dato dimostrazione di particolare solidarietà nella sua storia e men che meno in questa vicenda…); un’altra ipotesi riguarderebbe l’anticipo dello strumento di riassicurazione degli schemi nazionali di sostegno alla disoccupazione o di ristrutturazione ma, ammette lo stesso Gentiloni non avendo ancora un bilancio comunitario la capacità del fondo sarebbe limitata; poi ci sono i Covid-bond ossia emissione congiunta di obbligazioni da parte del MES o della Banca Europea degli Investimenti ma anche qui si andrebbe verso una poco probabile mutualizzazione dei rischi che incontra, naturalmente, forte resistenza da parte tedesca.

Ma nel ventaglio delle ipotesi vi è naturalmente l’opzione del ricorso al MES (ante riforma) caldeggiata dai paesi del Nord europa.
L’idea sostenuta imprudentemente anche da Conte e Gualtieri è ripresa nell’intervista da Gentiloni il quale con riferimento alla condizionalità alla quale sono sottoposte le linee di credito del Fondo salva Stati precisa che “la discussione sulla possibilità di modificare queste condizionalità è aperta”.

E qui casca l’asino: perchè il MES senza condizionalità non è più il MES e il trattato che disciplina il Fondo salva Stati quanto il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (art. 136, paragrafo 3 del Tfue), vietano tale eventualità. Quest’ultimo, in particolare, stabilisce che “la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”.
Ne consegue che la mancanza di condizionalità è una ipotesi irrealizzabile per definizione, pena la disarticolazione del MES per come è stato concepito: certo inizialmente potrebbe essere attenuata, potrebbero essere posticipati i tempi del rientro, ma una eventuale partenza “dolce” porterebbe comunque ad un approdo “amaro”. Il risultato sarebbe inevitabilmente l’ingresso nel paese della Troika e la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding la cui attuazione sarebbe magari rinviata al dopo l’epidemia. Ma questa sarebbe la massima concessione che potrebbe accordare l’Unione europea.

Insomma, nella discussione in sede europea riemerge con forza la classica frattura tra paesi del Nord Europa e paesi del Sud Europa e quel tratto caratteristico della costruzione europeista: l’asimmetria e la diseguaglianza tra Stati (altro che integrazione europea!) all’interno di un meccanismo ove vige la piu spietata delle regole, mors tua vita mea.

Come finirà lo scopriremo presto ma quello che appare evidente è che questa crisi sistemica riproduce tutto l’egoismo ed il cinismo che anima il dispositivo europeista mettendo a nudo la natura intrinsecamente coercitiva dell’Unione europea e l’incapacità di gestire dentro quella gabbia una crisi che ha assunto dimensioni e profondità maggiore rispetto a quella del 2008.

Nè la sospensione del Patto di stabilità deve trarre in inganno: il momentaneo allentamento dei vincoli di bilancio, resosi necessario a fronte di una crisi che, è bene ricordarlo, preesisteva alla diffusione del contagio, produrrà debito domani. E i debiti vanno ripagati con gli interessi.
Gli aguzzini sono sempre dietro l’angolo e provano sempre ad imporre un nuovo ordine anche più feroce di quello che abbiamo vissuto sinora.
Tutte le occasione sono buone anche una tragedia che sta colpendo l’intera umanità.

 

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