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Potere al Popolo. Un programma per rovesciare il tavolo

Il percorso di Potere al Popolo, dopo una discussione che ha coinvolto anche i territori, ha cercato di raccogliere e sintetizzare sia le diverse esigenze che le nuove emergenze su una situazione politica e sociale del paese diventata insopportabile.

Con 18 milioni di persone a rischio povertà, 12 milioni di persone che non si curano più per motivi economici, una domanda abitativa disattesa verso 700mila famiglie, 5 milioni di emigrati all’estero negli ultimi dieci anni (ormai più numerosi degli immigrati che arrivano nel nostro paese), 2,5 milioni di Neet, giovani esclusi che non studiano e non lavorano, la situazione sociale del paese richiede soluzioni che nessuna classe dominante e nessun governo di destra o centro-sinistra intende fornire o neanche immaginare. Su tutto pesano i vincoli esterni dell’Unione Europea e dei suoi trattati antipopolari, e della Nato che trascina il paese nelle guerre, nel riarmo e nella militarizzazione crescente del territorio.

Un programma può diventare una lista della spesa o dei desideri e rimanere inerte,  parole scritte ma inerti. Il problema principale di un programma è la sua logica, non la sua ragionevolezza. Può essere un programma minimo, con carattere più riformista che “rivoluzionario”, ma è la logica che lo ispira che deve trasudare rottura dell’esistente da ogni parola e da ogni obiettivo. Esso non deve essere ragionevole di fronte agli avversari o potabile in un talk show, deve ridare ai settori popolari il senso del riscatto, della dignità, se volete della “vendetta” contro un nemico che gli sta rovinando la vita e ipotecando il futuro.

Quello di Potere al Popolo è quello che più cerca di avvicinarsi a questo, a indicare soluzioni ai problemi dei settori sociali più massacrati dalla crisi capitalistica e dalle misure antipopolari adottate dalle classi dominanti per farvi fronte.

Clicca e guarda:  PROGRAMMA DI POTERE AL POPOLO

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EUROSTOP. L’ASSEMBLEA DICE SI A DISCUTERE LA PROPOSTA DI LISTA ELETTORALE

Una bella e molta dibattuta assemblea, ha visto la Piattaforma Eurostop decidere sabato 2 dicembre di andare a verifica sulla proposta di lista elettorale avanzata dai compagni di Je so pazzo di Napoli.
Una decisione frutto di una discussione vera, con diversi interventi contrari o scettici su questa ipotesi che, secondo alcuni, non presenta elementi di discontinuità reale con esperienze già viste e rivelatesi fallimentari.
Al contrario molti altri interventi hanno segnalato gli elementi di discontinuità, soprattutto nel contesto in cui si agisce oggi piuttosto che sulle forze sociali o le soggettività politiche che stanno convergendo su questa proposta.
Tutti d’accordo sul fatto che la questione della rottura con l’Unione Europea (e conseguentemente con la Nato) sia elemento dirimente nella lettura della situazione e nella contraddizione in cui, una presenza nella campagna elettorale può fare la differenza, soprattutto tra chi ha meno di trent’anni, tra chi ha già rotto da tempo con i riti e le ambiguità della “sinistra”, e nei settori popolari penalizzati dalla crisi e dai diktat imposti da Bruxelles e Francoforte, in particolare nelle periferie.
Quattro ore e mezza di discussione con 24 interventi, hanno portato al voto finale sulla base del criterio una testa un voto. I favorevoli a dare mandato a Eurostop di discutere con le altre forze convergenti sulla lista elettorale, sono stati 99, 7 i contrari e 7 gli astenuti, altri non hanno votato.

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