Stop al lavoro nei giorni festivi. Giornata di lotta di Potere al Popolo

Martedi 26 dicembre in diverse città italiane gli attivisti di Potere al Popolo hanno dato vita a iniziative di informazione, denuncia e protesta nei centri commerciali e della grande distribuzione dove le direzioni hanno deciso di imporre il lavoro anche nei giorni festivi ai loro dipendenti.

Il luogo scelto da Potere al Popolo a Roma per la giornata nazionale contro l’apertura dei negozi nei giorni festivi è stata la Galleria commerciale della stazione Termini. Da Torino a Padova, da Milano a Napoli, e poi Mantova, Genova, Bari, Piombino, Treviso…  in decine di città italiane è stato raccolto l’invito del nuovo movimento politico. I sostenitori di Potere al popolo si sono presentati con abiti di Babbo Natale ed i classici berretti rossi ed hanno distribuito a passanti e viaggiatori volantini e donato regali che nessun Babbo Natale potrà mai portare: diritti, tempo, articolo 18, ferie pagate, rispetto… tante cose che ai lavoratori sono state tolte o che vengono sempre più negate, e che Potere al Popolo, che si presenterà con una lista indipendente alle prossime elezioni, mette al centro del proprio programma. Il programma di Potere al Popolo è stato scritto con il contributo di più di cento assemblee territoriali, la partecipazione di decine di associazioni, organizzazioni politiche e sociali e movimenti di base e si può leggere sul sito www.poterealpopolo.org.

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One comment to “Stop al lavoro nei giorni festivi. Giornata di lotta di Potere al Popolo”
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  1. Cari compagni di Eurostop, Caro Giorgio

    Mi chiamo Vittorio Ducoli, sono un cinquattottenne dirigente pubblico (dirigo un Parco Naturale in Trentino) e ho appena tentato di sottoscrivere la mia adesione a Eurostop, non riuscendo peraltro a inoltrarvi la scheda direttamente dal sito (che rimanda un errore… controllate). Ho invece inoltrato il bonifico con il mio modesto contributo in denaro.

    Sbrigate le formalità, veniamo al dunque.
    Mi definisco orgogliosamente comunista, anche se sono conscio che esserlo davvero è una cosa seria.
    Da alcuni anni ho identificato nell’Euro e nella UE i principali strumenti di cui si servono da un lato il capitale internazionale per distruggere il nostro Paese e ridurlo a subfornitore di qualità della Germania e satelliti, e dall’altro il capitale nostrano per “normalizzare” il Paese attraverso la svalutazione del lavoro e dei diritti dei lavoratori.
    Ho cercato di approfondire le mie confuse analisi, trovando in rete straordinari contributi “tecnici” come quelli di Alberto Bagnai, Luciano Barra Caracciolo e molti altri. Più mi convincevo più mi trovavo a disagio, chiedendomi come mai la battaglia contro UE e Euro fosse di fatto solo appannaggio di settori della destra, che ovviamente, ponendosi obiettivi politici antitetici a quelli in cui credo io, non potevo considerare neppure “compagni di strada”. Praticamente nessuno, neppure nella sinistra cd. radicale, criticava quella che ritengo essere una gabbia mortale per il Paese e un vincolo anticostituzionale.
    La tragica esperienza della Grecia di Tsipras avrebbe dovuto aprire gli occhi a chi ciarlava di “cambiare l’Europa dal di dentro” (tra l’altro l’uso di “Europa” al posto di “UE” denota già confusione o asservimento al disegno), ma invece nulla: l’Euro e la UE erano totem intoccabili, il “sovranismo” sinonimo di nazionalismo, quindi di fascismo.
    Di fronte a questo panorama desolante, ho salutato con sincera felicità la nascita di EUROSTOP, con i suoi tre NO forti e chiari. Non ho potuto partecipare direttamente alle prime iniziative, ma l’11 novembre mia moglie, la nostra cagnolina Pina e io siamo scesi a Roma per esserci alla prima manifestazione che gridava da sinistra la necessità dell’uscita. Per me è stata un’esperienza liberatoria, dopo che per anni quando parlavo di queste cose mi davano del leghista!
    Con ancora più entusiasmo ho guardato all’iniziativa della lista “Potere al popolo”, perché finalmente avrei avuto qualcuno per cui votare convintamente.
    Questo fino a quando ho letto la bozza di programma, dove oggettivamente i tre NO di EUROSTOP, in particolare i primi due, sono alquanto annacquati.
    Non si parla di uscita dall’Euro e si dice “ricostruire il protagonismo delle classi popolari nello spazio europeo” e “rompere l’Unione Europea dei trattati”, frasi che sanno tanto di “cambiare l’UE da dentro”.
    Caro Giorgio, ho letto la tua replica alle critiche, ma, soprattutto in questa fase, se si vogliono davvro aggregare le tante forze sfiduciate ma in attesa che ci sono nel Paese, credo si debba essere chiari, e non lasciare spazio ad equivoci su temi che dovrebbero essere fondanti. Se non si è chiari e netti, come potranno i cittadini percepire la differenza tra PaP e chi si professa di sinistra, libero e uguale, ma ha detto sì all’art. 81 e al “jobs act”?

    Chiedo quindi, da aderente, che la piattaforma EUROSTOP si batta perché quella parte del programma venga cambiata, e venga esplicitata meglio la prospettiva dell’uscita dell’Italia dalla UE (e di conseguenza dall’Euro).
    Un’ultima cosa: confesso di non avere seguito il dibattito (se ce n’è stato uno), ma potreste spiegarmi perché non è possibile una convergenza con il PC di Rizzo, che su UE ed Euro ha posizioni nette, simili alle nostre? Non sarebbe il caso di aggregare tutte le forze che a sinistra (quella vera) lottano per obiettivi comuni?

    Vi ringrazio per l’attenzione: sono a disposizione per dare una mano.

    Vittorio Ducoli

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