Resoconto della giornata nazionale di mobilitazione contro la Nato e l’intervento militare in Libia e

Una trentina di città grandi e piccole hanno visto manifestazioni sabato 12 marzo. Qui di seguito un resoconto parziale delle iniziative dal nord al sud del paese davanti alle basi militari Usa e Nato.

Val di Susa. La militarizzata Val Susa si è mobilitata sabato nella giornata nazionale contro la guerra. Oltre un centinaio di persone, ritrovatesi al campo sportivo di Giaglione, ha manifestato lungo la strada che porta al cantiere TAV della Val Clarea a Chiomonte, trovando peraltro la strada sbarrata da una barriera new jersey a debita distanza dal cantiere. Gli interventi dei partecipanti hanno sottolineato la necessità di ricostruire un movimento di massa contro la guerra e il collegamento esistente tra la guerra portata all’esterno dalle potenze occidentali e quella combattuta all’interno dei territori europei, con attacchi ai diritti dei lavoratori, politiche securitarie e crescente militarizzazione dei territori.

Ghedi (Brescia). Davanti alla base militare di Ghedi – che insieme a quella di Aviano ospita decine di testate nucleari statunitensi – hanno manifestato ieri circa 200 persone arrivate da Brescia e da altre località. Tra gli interventi quello di Giorgio Cremaschi che ha ricordato gli elementi principali della piattaforma di forze politiche, sociali, sindacali e territoriali che ha dato vita all’importante mobilitazione di ieri. La manifestazione ha visto l’adesione al messaggio «Fuori l’Italia dalla Nato e da tutti gli altri organismi guerrafondai» di un lungo elenco di associazioni e partiti, da Prc al Centro sociale 28 Maggio, dal Comitato spontaneo contro le nocività all’Osservatorio permanente sulle armi leggere, e ancora il Coordinamento Antirazzista e antifascista della ValTrompia, Movimento Nonviolento, comitato antisfratti, Eurostop.

Vicenza. A Vicenza l’iniziativa del 12 marzo si è articolata in tre distinti momenti. Alle 10 e 30 circa 200 compagni hanno dato vita ad un presidio di fronte a Camp Ederle, la base USA che ospita i paracadutisti della famigerata 173ª brigata dell’esercito nordamericano, impegnata nell’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan e che recentemente è stata utilizzata in appoggio al regime fascista ucraino (a Leopoli nel 2014, nel corso dell’esercitazione Rapid Dragon).  Da Camp Ederle ci si è spostati verso il centro di Vicenza con un corteo di auto che ha fatto sosta nella zona degli istituti professionali per un comizio e un volantinaggio di massa e infine i compagni hanno dato vita ad un secondo presidio di fronte alla caserma Chinotto che ospita il comando della Forza di gendarmeria europea  (EuroGendFor) a cui partecipano gli eserciti di Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Romania e Polonia.

Camp Darby (Pisa-Livorno), Nella giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra, in Toscana oltre 300 persone si sono mobilitate per il presidio contro la base USA di Camp Darby.
Oltre che da Pisa e Livorno, nei cui territori si estende la base, in molti sono arrivati da diverse città della Toscana. Erano presenti folte delegazioni da Firenze, Viareggio, Siena, Arezzo, Piombino, Massa, Lari e tante altre località, dove partiti, sindacati di classe, centri sociali e associazioni, tra cui la comunità curda, hanno condiviso l’appello lanciato prima da Eurostop e poi dall’ampio spettro di forze promotrici a livello nazionale del 12 Marzo come giornata di mobilitazione contro la guerra, trasformando l’appuntamento di fronte alla base in una scadenza di carattere regionale.
Dopo un’introduzione incentrata sul percorso che ha portato alla giornata di oggi, un suo inquadramento all’interno della tendenza alla guerra generalizzata (richiamando il fatto che siamo da ormai 25 anni impegnati in guerre di rapina, dall’Iraq, alla Jugoslavia, dall’Afghanistan alla Siria, sino a tornare nello scenario libico dopo le devastazioni del 2011), si sono susseguiti numerosi interventi. Pur con le inevitabili differenze nell’analisi degli scenari internazionali, le varie realtà presenti hanno evidenziato la pericolosità di una competizione globale tra imperialismi sempre più feroce, nella quale operano diversi e nuovi attori, rendendo la fase attuale diversa e più complessa da tutte le precedenti. Alla guerra esterna, si aggiunge quella interna, a danno delle classi lavoratrici, con il taglio della spesa sociale a favore di quella militare, le restrizioni alla libertà in una democrazia ormai svuotata di senso data l’obbedienza totale del nostro governo ai diktat della Troika e ai comandi NATO.
Analisi che evidenziano la coesione attorno ad alcuni punti fondamentali, tra realtà ancora disposte a mobilitarsi contro la guerra su un terreno di coerente pacifismo e antimperialismo, base potenziale per la ricostruzione di un tessuto connettivo capace di ridar vita ad movimento di massa antimilitarista nella nostra regione come in tutto il paese.
Alcuni interventi, tra cui quello della Rete dei Comunisti e di Eurostop Toscana, hanno messo l’accento sul carattere imperialista del polo europeo in costruzione, che nei complessi e mutevoli scenari di conflitto si muove in una dialettica di alleanza/competizione con l’imperialismo statunitense, come dimostrano le recenti dichiarazioni di Obama contro la Francia, l’Inghilterra e la stessa Italia in merito all’aggressione militare in Libia nel 2011.
I numerosi striscioni appesi alle reti della base come quelli dell’Associazione La Rossa di Lari, dell’Associazione Italia Cuba, della comunità curda, di Eurostop, di sinistra contro l’euro e di altre realtà, evidenziavano il ruolo di Camp Darby come base di morte, il legame tra la guerra contro i lavoratori e le classi popolari e la guerra imperialista e di rapina, mentre lo striscione della Rete dei Comunisti lanciava la parola d’ordine della rottura dell’Unione Europea.
Un successo, dunque, che dovremo essere capaci di capitalizzare ed estendere già dalle prossime settimane, verso la ricostruzione di un movimento di massa contro la guerra che possa arginare una tendenza al conflitto generalizzato in cui siamo immersi, prima che sia troppo tardi.

Bologna. A Bologna alcune centinaia di pacifisti, attivisti della campagna EUROSTOP, militanti di diverse organizzazioni politiche e sociali tra cui Rete dei Comunisti, Rossa, PRC, PdCI, lavoratori e disoccupati organizzati in USB e As.I.A., studenti e precari della campagna Noi restiamo e di altri collettivi universitari hanno sfilato ieri per la città al grido di “Basta Guerra. Fuori l’Italia dalla NATO”. La manifestazione a Bologna ha sfilato da via del Pratello con l’intenzione di dirigersi verso la caserma Mameli, sede della brigata aeromobile Friuli impegnata in diversi contesti di guerra. All’arrivo del corteo un imponente schieramento di forze dell’ordine in assetto antisommossa ha sbarrato la strada ai manifestanti che non si sono però arresi dando vita ad una contestazione con cori e fumogeni. Il corteo è poi proseguito verso il centro cittadino arrivando in Piazza Maggiore, dove parallelamente si teneva il presidio dei pacifisti cattolici contro la guerra. Una dimostrazione, quella di ieri, che mette il punto sulle responsabilità del governo a guida PD di fronte agli scenari di guerra sempre più inquietanti, e sulla volontà di far crescere un fronte ampio contro il coinvolgimento dell’Italia.

Comunicato Piattaforma Sociale Eurostop Emilia Romagna sulla mobilitazione a Bologna

Un corteo di circa 300 persone si è snodato oggi per le vie di Bologna bloccandone le principali arterie per porre all’ordine del giorno la pericolosa escalation delle “trombe di guerra”  sulla Libia.
Da più fronti infatti, il Governo italiano è  incitato e vezzeggiato per accelerare un intervento militare massiccio sul suolo libico: dalle pressioni dei governi esteri, agli interventi a mezzo stampa di docenti universitari, giornalisti e opinion-maker, fino ad arrivare all’endorsement bellico del Presidente della Repubblica emerito, Giorgio Napolitano.
Questa narrazione a reti unificate ha nuovamente confezionato un nemico prêt-à-porter che ha avuto gioco facile nel proliferare in una Libia tribalizzata e privata di un potere statale effettivo dal precedente intervento militare occidentale.
Naturalmente, dopo aver creato un nemico esterno, diventa necessario crearne uno interno, perché la guerra si combatte su due fronti: quello esterno, fatto di bombe, droni, armi non-convenzionali e massacri di civili inermi, e quello interno, dove la campagna per l’intervento militare dev’essere totale e totalizzante e dove ogni voce di dissenso dev’essere annientata.
Così chi contesta Panebianco è un “fascista” che non rispetta la “libertà d’espressione”, così per un corteo contro la guerra e le spese militari si mobilita la scorta di una dozzina di camionette, si blindando le “vie dello shopping”, in modo che il consumatore non sia infastidito, in modo che le voci di dissenso siano cancellate e bollate di “estremismo”. Ebbene, per noi tutti l’intollerabile estremismo è vivere una guerra che dura da 25 anni, è vedere spendere miliardi di euro in aerei, bombe, basi e impianti militari, mentre sempre più persone restano senza casa, senza lavoro, senza istruzione, senza assistenza sanitaria. Oggi siamo scesi in piazza in tanti e tante, non solo a Bologna ma in tutta Italia, per ribadire che l’ennesimo saccheggio di un territorio, l’ennesima spoliazione delle sue ricchezze, l’ennesimo massacro della sua popolazione, non passerà sotto silenzio, ma potrà incontrare la viva e ferma opposizione di tutti quei settori sociali che sono esasperati da una crisi che li costringe a vivere in condizioni di vita sempre più precarizzate. Combatteremo contro questa come contro ogni altra guerra, convinti che il nostro unico e vero nemico è il regime di austerità e di spoliazione dei diritti democratici che porta il nome di Unione Europea.

FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!
FUORI LA GUERRA DALL’ITALIA!
FUORI L’ITALIA DALLA NATO!
FUORI LA NATO DALL’ITALIA!

Piattaforma Sociale EuroStop Emilia-Romagna

Roma. Sede del Comando Operativo Interforze. A Roma quasi cinquecento persone hanno manifestato nel quartiere di Cinecittà nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra e la militarizzazione. La manifestazione è iniziata a Piazza dei Consoli intorno alle 16, e poi dalle 16.30 i rappresentanti delle forze promotrici hanno cominciato a spiegare i motivi della mobilitazione.

In particolare i partiti, le organizzazioni politiche, sociali e sindacali, gli attivisti del movimento No War, delle realtà territoriali e di alcune comunità immigrate hanno denunciato il coinvolgimento del nostro paese in una missione militare in Libia, l’ennesima, che pur giustificata da una copertura umanitaria e di lotta al terrorismo jihadista in realtà mira esplicitamente a ristabilire il pieno controllo delle potenze occidentali e delle multinazionali del petrolio e del gas sul paese nordafricano, mandato letteralmente in frantumi dall’intervento militare del 2011 che ha creato le condizioni per la tribalizzazione della Libia e per l’affermazione di gruppi e milizie fondamentaliste. In molti tra gli interventi hanno ricordato il ruolo che nell’operazione militare avrà il regime egiziano, in queste settimane nell’occhio del ciclone per l’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni e per le sempre più strette relazioni con il regime israeliano. Il quartiere di Cinecittà, hanno spiegato gli attivisti ai passanti e agli abitanti della popolosa zona di Roma, è stato scelto dalle organizzazioni no war perché ospita il COI, quel Comando Operativo Interforze al quale il complesso meccanismo bellico ha affidato il coordinamento della missione in Libia. Una base militare così importante, hanno spiegato gli organizzatori della manifestazione, non potrà che essere considerata un obiettivo militare da parte delle organizzazioni colpite in Libia, rischiando di coinvolgere in una eventuale rappresaglia gli abitanti del quartiere. Dopo gli interventi intorno alle 17.30 il presidio si è trasformato in un corteo che ha percorso le strade di Cinecittà per concludersi davanti alla sede del locale Municipio.

Napoli. Comando Nato di Lagopatria. Oltre un centinaio di attivisti hanno presidiato la base NATO di Giugliano/Lago Patria. L’insediamento NATO di Giugliano/Lago Patria, che ha sostituito quello storico di Bagnoli, è sede dei centri di comando, controllo e pianificazione dell’attivita dell’alleanza atlantica nell’area Sud del Mediterraneo. Una funzione centrale in questo scorcio dell’interventismo bellico in atto in Medio Oriente e nella fascia Nord Africana. Striscioni dell’Unione Sindacale di Base, della Rete dei Comunisti, bandiere del PRC e la presenza di numerosi militanti delle associazioni No War hanno animato il presidio che ha avuto un significativo rilievo nelle edizioni dei tg Rai regionali.

Catania e Niscemi. A Catania quasi un centinaio di compagni e compagne di vari partiti e organizzazioni ha partecipato al presidio convocato davanti alla Prefettura. Tra le rivendicazioni c’è quella che ha animato le manifestazioni di tutta Italia, ossia il no deciso alla guerra, all’intervento italiano in Libia e la richiesta di uscita dell’Italia dalla Nato. Necessari i riferimenti alla militarizzazione del territorio e al vicino Muos, contro il quale, quasi contemporaneamente, i comitati No Muos hanno manifestato nel pomeriggio a Niscemi.

Altre manifestazioni si sono svolte a Novara (dove vengono assemblati gli 35), a Verse (sede della Aermacchi), a Trieste, a Bari (sul lungomare), a Gaeta (sede della VI Flotta Usa), Viterbo, Faenza

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